segunda-feira, 26 de junho de 2017

Cristiani e musulmani lavorano uniti nell'ospedale de sr. Valeria (Nhacra-Teda)



Guinea Bissau: i cristiani, i musulmani e la cura della generazione
Storie di convivenza tra credenti in Cristo e islamici. Viaggio a Nhacra, dove sorge un centro sanitario in cui è riservata speciale attenzione alle donne e ai loro piccoli
Suor Valeria Amato con due mamme seguite presso il centro sanitario di Nhacra
 
Generare umanità è dare alla luce una nuova vita, ma anche realizzare qualcosa di buono, di giusto in un altro e per un altro, affinare e spendere le proprie qualità migliori per altri affinché abbiano una vita buona. Questa storia racconta della generazione e dei legami che essa accende anche fra persone di fede diversa. 

In Guinea Bissau, a Nhacra, nella regione di Oio, sorge il “Centro Sanitario Madre Maria Caterina Troiani”, punto di riferimento per i 26.000 abitanti della zona che vivono in 50 villaggi: qui, come nel resto del Paese (che conta 1.800.000 abitanti), i cristiani costituiscono il 22% della popolazione, i musulmani oltre il 40% mentre il rimanente è seguace della religione tradizionale. Dirige questo presidio medico suor Valeria Amato, 70 anni, infermiera e ostetrica appartenente all’Istituto delle Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria. Giunta in Guinea Bissau nel 1988, ha lavorato molti anni in un lebbrosario e negli ospedali di Cumura e di Quinhamel intorno ai quali sorgono due missioni.  

Fraternità  
Nel Centro sanitario di Nhacra, inaugurato alla fine del 2015, lavorano attualmente 11 persone cristiane e musulmane, destinate ad aumentare quando a breve saranno operativi il servizio di ecografia e il reparto maternità. «Fra tutti noi c’è grande collaborazione – racconta suor Valeria – ci vogliamo bene, i rapporti sono fraterni: la religione non costituisce motivo di divisione né di rivalità. Lavoriamo insieme nella concordia, mossi da un comune obiettivo: prenderci cura dei malati, che in questa zona non hanno altro centro medico su cui contare».  

L’infermiera musulmana 
Alle parole di suor Valeria fanno eco quelle della sua prima collaboratrice, un’infermiera musulmana di 35 anni, sposata e madre di due bambini, Mariama Marco, che segue in particolare le gestanti e le puerpere sieropositive o con Aids conclamato: «Nel Centro le relazioni tra cristiani e musulmani sono serene, fondate sul reciproco rispetto. Mi piace molto lavorare qui, per diverse ragioni: sia perché il fine delle suore non è solo l’evangelizzazione, ma la cura dei malati e dei poveri, sia perché ho la possibilità di imparare molto da suor Valeria, che ha maturato grande esperienza e mostra dedizione profonda per ogni paziente. Inoltre qui gli operatori sanitari – medici, infermieri, tecnici – restano fedeli all’etica professionale e non cedono a pratiche immorali (l’aborto, ma anche richieste di denaro e piccoli furti), frequenti in altri ospedali». 

Mamme e bambini 
In questo Centro sanitario – dove lo scorso anno sono state effettuate oltre 7.500 visite (quasi la metà pediatriche) e vengono curati centinaia di pazienti sieropositivi e con Aids conclamato – speciale attenzione viene riservata alle mamme e ai bambini. In Guinea Bissau le donne contano poco, moltissime sono analfabete, racconta suor Valeria: «Noi affianchiamo le gestanti seguendole in ogni fase della gravidanza, e accompagniamo le puerpere prendendoci cura dei bimbi. Purtroppo l’Aids colpisce un numero elevato di persone in tutto il Paese e in particolare in questa zona: si stima che l’8-10% delle gestanti abbia contratto l’infezione da Hiv. Per scongiurare il rischio che trasmettano la malattia ai bimbi, incoraggiamo le donne a partecipare al programma di prevenzione della trasmissione verticale che dura dall’inizio della gestazione sino a 18 mesi dopo il parto. È un programma molto efficace: nel 99% dei casi i bimbi sono sieronegativi. Non è però sempre facile convincere le mamme a seguire questo programma e a portarlo a termine: non di rado sono ostacolate dal molto lavoro, che non lascia loro il tempo di curarsi, e dalla forte pressione esercitata dai guaritori locali che vogliono imporre le terapie della medicina tradizionale. Per persuaderle e motivarle abbiamo quindi deciso di offrire loro un pacco alimentare gratuito ogni volta che vengono a prendere le medicine: in questo modo riusciamo a ridurre il tasso di abbandono e anche a sostenere le loro famiglie».  

La malnutrizione infantile 
Un altro problema serio di questo territorio è la malnutrizione infantile, la cui prima causa, osserva suor Valeria, non è – come si potrebbe pensare – la povertà, che pure esiste, ma la mentalità. «In Guinea Bissau le figure primarie sono gli anziani e i maschi adulti; i bambini sono molto trascurati, si presta scarsa attenzione alla loro alimentazione. L’importante è che le donne, anche giovanissime, mettano al mondo molti figli: poco importa come cresceranno. L’educazione diventa perciò fondamentale: noi ci impegniamo per far comprendere alle donne l’importanza di assicurare una alimentazione che consenta ai loro figli di svilupparsi e di crescere bene». Ogni mattina, prima che inizi l’attività ambulatoriale, lo staff del Centro tiene incontri (singoli e di gruppo) con le mamme durante i quali viene spiegato come accudire i bambini e nutrirli correttamente.  

I rapporti tra cristiani e musulmani 
Tra i pazienti cristiani e musulmani che frequentano il Centro i rapporti sono buoni, così come lo sono nel resto del Paese: «In Guinea Bissau viviamo gli uni accanto agli altri, in tranquillità: ci sosteniamo vicendevolmente, c’è grande rispetto reciproco», dicono all’unisono suor Valeria e Mariama, che porta come esempio Radio Sol Mansi, la più nota emittente radiofonica del Paese, cattolica, che ospita un programma islamico.  

Il desiderio di ogni essere umano 
Prosegue Mariama: «Le mie relazioni con i cristiani, e in particolare con i cattolici, sono serene. Una delle mie più care amiche – che ha seguito con me il corso infermieristico – è cattolica praticante. Penso che noi musulmani e cristiani, che viviamo e lavoriamo insieme in pace, dobbiamo insegnare al mondo l’amore vicendevole perché abbiamo un unico Dio». E suor Valeria aggiunge: «Sebbene abitato dall’egoismo, dai pregiudizi, dalla paura delle differenza, ogni essere umano coltiva nel proprio cuore un’aspirazione insopprimibile: vivere in pace con gli altri, essere amato e poter amare. Noi cristiani abbiamo la responsabilità di mettere in pratica il comandamento dell’amore che Gesù ci ha consegnato e fare sempre il primo passo verso il nostro prossimo, cercando di instaurare quella convivenza fraterna che è desiderio di tutti».  

Un sguardo al futuro 
Pensando al proprio lavoro e al futuro, Mariama conclude: «Mi impegno molto, sto facendo del mio meglio per migliorare la vita delle persone, in particolare quella delle donne e dei bambini. Il mio sogno è trasformare il nostro Centro in un ospedale di riferimento nazionale: è un traguardo che ritengo raggiungibile grazie alla determinazione di suor Valeria e all’operosità di tutto lo staff».  

Pubblicato da Vatican Insider nel mondo, 25/06/2017 

LINK: http://www.lastampa.it/2017/06/25/vaticaninsider/ita/nel-mondo/guinea-bissaui-cristiani-i-musulmani-e-la-cura-della-generazione-X2Lxe6XNMqDdV3WI0rVPXJ/pagina.html

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